
La Casa della Sindone
Il nome dell’edificio deriva dall’affresco tardo seicentesco di Giuliano Genta che ne orna la facciata. La Sindone è sorretta da quattro santi: Gaetano da Thiene (fondatore dei Teatini), San Giuseppe, San Filippo e San Nicola da Tolentino. Al centro, la Madonna d’Oropa. Tuttavia, l’edificio è più antico: come quello adiacente ai numeri civici 34-36 (anch’esso decorato con un’immagine della Vergine Nera), risale al tardo Medioevo.
Un Medioevo… nordeuropeo: città come Le Mans e Strasburgo in Francia, Shrewsbury e Chester in Inghilterra, o Køge in Danimarca, conservano centri storici ricchi di case a graticcio risalenti al Tre-Quattrocento. In Italia, invece, questo tipo di costruzione è un’eccezione. Solo Bologna conserva numerosi esempi di edifici simili, in alcuni casi anche di notevole altezza.
Ai due edifici che vediamo qui si aggiunge quello in piazza Cucco, al Piazzo. Purtroppo, altri due edifici – sempre lungo la Costa del Vernato, sul lato opposto e poco più in basso – hanno perso le loro caratteristiche originarie. In tempi recenti, la Casa del Pozzo (di cui sopravvivono il pozzo su strada e la struttura con primo piano aggettante, ma non più sostenuto da travi a vista); e, verso la metà del Novecento, la Ca d’Tapostul, situata poco più a monte. Le tre case rimaste sono costruzioni eleganti e, pur nella loro essenzialità, raffinate: basta osservare con quanta maestria sono state sagomate le lunghe travi lignee.
Tornando alla Sindone, nel Biellese le sue raffigurazioni sono numerose: al Piazzo le è intitolata la chiesa del Santo Sudario, sede dell’omonima confraternita, e un suo affresco è visibile in piazza Cisterna. La Sindone divenne popolare in Piemonte nel 1578, quando fu trasferita da Chambéry a Torino da Emanuele Filiberto per abbreviare il cammino a San Carlo Borromeo, che aveva fatto voto di recarsi a piedi da Milano per venerarla. Spostata “provvisoriamente” dalla vecchia alla nuova capitale del Ducato, la reliquia vi rimase, suscitando le giuste – ma inutili – rimostranze dei Savoiardi.
