
Dalla pelle al cuoio: la strada passa per il Vernato!
In un distretto come quello biellese, storicamente votato al tessile, il Vernato rappresentava un’eccezione: era il regno della concia delle pelli. Il cuoio ha avuto per millenni un’importanza fondamentale. Ancora oggi viene utilizzato per calzature, cinture, pelletteria, arredamento e interni d’auto, ma un tempo era impiegato in un’infinità di oggetti oggi quasi dimenticati: dalle faretre per le frecce alla cartapecora per i documenti.
Tra gli usi in cui il cuoio è stato recentemente sostituito da gomme e materie plastiche, molti erano essenziali per l’industria tessile. A cominciare dalle cinghie che trasmettevano la forza motrice – prima idraulica, poi a vapore – ai macchinari. Queste cinghie dovevano sopportare sforzi enormi: la qualità del cuoio era cruciale. L’industria tessile richiedeva inoltre numerosi accessori in cuoio per i telai (tiranti per il lancio della navetta, tacchetti, paracolpi, parabattenti, tirantini), per le pettinatrici della lana (manicotti), per la filatura pettinata (frottatori, cinghiette) e per quella cardata (lacciuoli divisori, manicotti frottatori).
Il Vernato offriva tutto ciò che serviva per la concia: le mandrie di mucche, pecore e capre che pascolavano nei dintorni fornivano (malvolentieri…) la materia prima; l’acqua, indispensabile per il processo, era abbondante; legno di castagno e ghiande di quercia, ricchi di tannino (fondamentale prima dell’invenzione della concia al cromo), erano facilmente reperibili. Dal Vernato, grazie anche all’inaugurazione della ferrovia per Santhià nel 1856, il cuoio poteva essere esportato con facilità.
Su queste condizioni favorevoli si innestarono la tenacia, la professionalità e la lungimiranza degli abitanti. Con la Rivoluzione Industriale, anche al Vernato si passò dall’artigianato all’industria: ciò portò un grande aumento dei posti di lavoro, ma anche un pesante inquinamento.
