Dalla preistoria al Novecento
Il Vernato, come tutto il territorio biellese, è un luogo che ha visto passare epoche intere prima ancora che esistesse la città. Le sue colline, i suoi corsi d’acqua e i suoi boschi hanno ospitato comunità umane molto prima che si parlasse di Biella. Ripercorrere questa storia significa immaginare un paesaggio che cambia lentamente, trasformandosi da natura selvaggia a quartiere vivo e riconoscibile.
Preistoria: un territorio selvaggio e abitato da piccoli gruppi
Molto prima dei castelli, delle strade e delle case, il Vernato era un ambiente naturale ricco di risorse. Le colline offrivano riparo, i torrenti acqua e pesca, i boschi legna e selvaggina. Il paesaggio era dominato da foreste fitte, radure e animali selvatici. L’uomo era solo uno degli abitanti di questo ecosistema. Piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori attraversavano queste zone, lasciando tracce leggere: focolari, strumenti in pietra, sentieri appena accennati.
Non esistono ritrovamenti archeologici preistorici documentati nel Vernato arrivati fino a noi, ma la posizione geografica, ai piedi della collina del Piazzo, tra il torrente Cervo e i contrafforti collinari, rientra in un’area di insediamento umano antico. La natura paludosa e umida del terreno e la presenza di sabbie nel torrente Oremo (da aurum, oro) suggeriscono un’occupazione pre-romana legata alle risorse naturali.
Il toponimo stesso, “Vernato”, deriva da “verna” (ontano). Questo indica un luogo ricco di ontani, piante che prediligono terreni umidi, caratteristica propria del quartiere.
Età antica: i primi insediamenti stabili
Con il passare dei secoli, le comunità iniziano a stabilizzarsi. L’area del Vernato diventa un territorio agricolo primitivo, con campi coltivati e piccole capanne in legno e pietra. Non era un centro urbano, ma una zona di passaggio tra le valli e la pianura, frequentata da popolazioni celtiche e poi, più tardi, influenzata dal mondo romano. Strade sterrate, recinti per gli animali, piccoli altari votivi: elementi semplici, ma che segnano l’inizio di una presenza umana più continua.
La colonia romana e la necropoli
È presumibile che un insediamento pre-romano esistesse già nella zona, poiché le colonie romane si stabilivano tipicamente nei pressi di centri abitati preesistenti. Il “castrum” romano (accampamento dell’esercito romano che talvolta poteva diventare città) avrebbe avuto il suo centro nella odierna piazza del Duomo, con un’area rettangolare avente per asse maggiore via Italia e per assi minori via Duomo e via Marconi.
Nel 1954, durante i lavori di scavo all’inizio della Costa Nuova del Piazzo (nei pressi del mattatoio), venne alla luce una necropoli romana con tombe in muratura, resti di ossa umane e urne cinerarie. I reperti superstiti, urnette e una boccetta di vetro giallo, permettono di datare il sito archeologico ai primi secoli dopo Cristo, indicando una colonia romana probabilmente numerosa.
Medioevo: alle porte del Piazzo
Nel Medioevo il Vernato assume un ruolo più definito. Vicino al nuovo borgo fortificato del Piazzo, diventa un’area agricola e artigianale. Case in pietra, orti, botteghe, mulini mossi dall’acqua dei torrenti. Le strade sono strette e vive, percorse da contadini, mercanti e animali da soma. L’atmosfera è quella di un quartiere che cresce all’ombra delle mura, con un’identità semplice ma già riconoscibile.
Le origini documentate e l’origine del Piazzo
Il primo documento che cita il Vernato risale all’8 ottobre 996: un atto di vendita di un terreno.
Probabilmente già verso la metà del XII secolo (anno di fondazione del Piazzo), Vernato e Ghiara formavano un piccolo comune indipendente da Biella. I due comuni furono però sempre uniti di fronte alle minacce esterne: quando si rese necessario recintare di mura il Piazzo, anche il Vernato venne incluso nella cerchia fortificata, rafforzando i vincoli con il sovrastante borgo.
Gli statuti del 1328 e la condizione di inferiorità
I più antichi documenti del comune di Vernato risalgono al 1328. Da essi emerge la condizione di inferiorità del Vernato rispetto a Biella e al Piazzo: il quartiere era più povero di abitanti, fortune e privilegi e il Vernato dovette provvedere alle spese delle proprie fortificazioni per i primi cinquant’anni.
La peste e la sottomissione ai Visconti
Il 1348 fu un anno tragico poiché la peste colpì tutto il Biellese. Il 1349 fu ancora peggiore per il dominio tirannico dei vescovi di Vercelli. Nel 1351 i Biellesi occuparono il castello del Piazzo e si sottomisero ai Visconti di Milano per una migliore difesa.
Età moderna: un quartiere che si struttura
Tra Cinquecento e Settecento il Vernato si consolida come nucleo abitato. Le case diventano più solide, compaiono cortili interni, piccole cappelle e qualche edificio signorile. Le attività artigiane si moltiplicano, le strade si animano, e il quartiere si sviluppa come ponte tra il Piazzo e la parte bassa della città.
La fine dell’autonomia (1421)
Nel 1421 il comune di Vernato fu aggregato a quello di Biella, ponendo fine alla sua autonomia. I vincoli con il Piazzo si erano nel frattempo rafforzati, e lo sviluppo edilizio proseguì lungo le viuzze che collegavano i due borghi.
La chiesa di San Biagio e le confraternite
La chiesa parrocchiale di San Biagio ha origini antichissime. La sua costruzione attuale risale all’inizio del XVII secolo, quando fu edificata accanto alla chiesa più antica. La casa parrocchiale venne costruita a partire dal 1783.
Nel 1553 fu fondata la Confraternita di San Nicola da Tolentino, che ebbe sede nella chiesa di San Biagio. Questa istituzione rappresentò per secoli un punto di aggregazione sociale e religiosa per la comunità vernatese.
Ottocento: l’arrivo dell’industria
Con la rivoluzione industriale, Biella cambia volto e il Vernato segue il ritmo. I canali d’acqua diventano energia per filatoi e laboratori tessili, sorgono case operaie e piccole fabbriche. Il quartiere si riempie di rumori nuovi: telai, carri, voci di lavoratori. È un periodo di grande trasformazione, in cui la tradizione rurale convive con la modernità nascente.
La demolizione delle mura (1879)
Nel 1873 gli abitanti del Vernato presentarono una petizione per l’abbattimento della Porta del Vernato, considerandola una “solenne anomalia” ormai priva di funzione difensiva. La demolizione avvenne nel 1879, modificando profondamente l’aspetto dell’accesso occidentale alla città e segnando il passaggio da borgo fortificato a quartiere aperto.
L’arrivo della ferrovia (1891)
Il 18 dicembre 1891 fu inaugurata la ferrovia Biella-Mongrando, con stazione propria al Vernato. La linea collegava Biella a Mongrando con capolinea in piazza Vittorio Emanuele II. Questo evento rappresentò un punto di svolta. Integrando il quartiere nella rete di trasporti moderna.
Primo Novecento: verso la città moderna
All’inizio del Novecento il Vernato assume un aspetto sempre più simile a quello attuale. Le strade si allargano, arrivano i tram, aprono negozi e attività commerciali. Le vecchie case rurali lasciano spazio a palazzine e botteghe. La vita di quartiere diventa più intensa, più urbana, più organizzata.
Attività economiche e vita quotidiana
La concia dei pellami era l’attività trainante del quartiere. Gli edifici conservano ancora oggi le ampie terrazze e i sottotetti con graticci in legno per l’essiccazione delle pelli, oltre a insegne aziendali dipinte sui portoni, tracce visibili di un’economia che ha plasmato il tessuto urbano.
La popolazione, circa 5.000 abitanti nel 1951, era in maggioranza contadina, con una vita legata alla terra e alle attività artigianali. Il quartiere era però anche un luogo di transito, attraversato dalla strada provinciale per Ivrea e la Valle d’Aosta.
Eventi storici specifici
Un evento di rilevanza storica per il quartiere fu il trasferimento, nel 1937, dell’Istituto Professionale “Quintino Sella” nel rione Vernato, nella nuova sede appositamente costruita. L’istituto, precedentemente ospitato nel Chiostro di San Sebastiano, era finalizzato alla formazione dei tecnici per l’industria tessile. Il complesso era stato inaugurato nel 1911 come “Lanificio Scuola Piacenza”, donato dall’industriale Felice Piacenza, e rappresentò un ponte tra la tradizione artigianale del quartiere e l’industrializzazione del territorio biellese.
I lavori di miglioria della chiesa di San Biagio, portati avanti per secoli, si poterono considerare conclusi nel 1940 con il rifacimento in marmo dell’altare maggiore e del pavimento del presbitero, segnando simbolicamente la fine di un’epoca di trasformazioni per il quartiere.



