ADRIANO OLIVETTI
Lo sapevate che poco più di 100 anni fa, a circa 30 km da Biella, nacque l'uomo che cambiò il modo di pensare l'industria, mettendo al centro le persone? Ebbene sì.
Nel 1901 nacque a Ivrea Adriano Olivetti, l'imprenditore che, partendo dall'esempio del padre e dall'esperienza vissuta negli Stati Uniti, costruì una fabbrica in cui il benessere dell'uomo era più importante del profitto, in cui le persone avevano diritto all'istruzione e in cui lo sviluppo tecnologico era alla base del progresso.

Fonte: Wikimedia Commons, Ivrea, Primo Stabilimento Olivetti, immagine in pubblico dominio
"Io penso la fabbrica per l'uomo, non l'uomo per la fabbrica" (cit. Adriano Olivetti)
Camillo Olivetti e suo figlio Adriano non sono stati soltanto imprenditori, ma visionari che hanno trasformato una piccola fabbrica di Ivrea in un simbolo mondiale di design, tecnologia e responsabilità sociale.
Perché scoprire Olivetti?
Forse, per molti, Adriano Olivetti è solo un personaggio del passato; in realtà, la sua visione è ancora estremamente attuale. Ancora oggi molte aziende si concentrano esclusivamente sul profitto e faticano a mettere al primo posto il benessere delle persone. Proprio per questo Olivetti era avanti rispetto al suo tempo.
Olivetti in fin dei conti è stato un grande imprenditore, ed è per questo che noi vogliamo trasmettere la conoscenza della sua vita e dei suoi valori, perché, alla fin fine, basta ben poco per essere come Olivetti e poter cambiare il mondo.
Oltre a garantire l'assistenza sanitaria — cosa tutt'altro che scontata per l'epoca — offriva ai dipendenti opportunità culturali, come una biblioteca all'interno della fabbrica e proiezioni cinematografiche. Non si fermava qui: promuoveva anche incentivi per migliorare le condizioni abitative dei lavoratori, dimostrando grande attenzione al loro benessere anche al di fuori dell'ambiente lavorativo.
Di questo parleremo più avanti.
Se abbiamo stuzzicato la vostra curiosità, allora vale la pena scoprire di più su Adriano Olivetti, perché scoprire Olivetti significa immaginare un futuro diverso: un futuro in cui il lavoro non è solo produzione, ma anche dignità, cultura e comunità.
Biografia – La vita e il pensiero
Origini e formazione
Adriano Olivetti nacque nel 1901 da Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Terminati gli studi superiori, nel 1918, si arruolò nel corpo degli alpini, anche se non fu mai andato al fronte. Terminati gli obblighi della leva si iscrisse alla facoltà di ingegneria chimica a Torino, una volta laureato iniziò a lavorare nella fabbrica del padre.
Il viaggio negli Stati Uniti e la trasformazione della fabbrica
Un viaggio decisivo negli Stati Uniti nel 1925 gli offrì l'opportunità di approfondire i metodi di organizzazione del lavoro americani. Rientrato in Italia, trasformò profondamente lo stabilimento di Ivrea, orientandolo verso maggiore efficienza e attenzione al design, senza però aderire all'alienazione tipica del modello fordista.
L'impresa come comunità sociale
Adriano trasformò Ivrea in un laboratorio sociale. Infatti, per lui la fabbrica non doveva generare solo profitto, ma soprattutto benessere per la comunità. Sotto la sua guida, l'azienda offriva:
- Servizi sociali d'avanguardia: Asili, biblioteche, centri medici e mense di alta qualità per i dipendenti.
- Architettura e Design: Chiamò i migliori architetti e grafici per progettare fabbriche luminose e prodotti iconici (come la Lettera 22).
- Riduzione dell'orario: Fu tra i primi a introdurre la settimana lavorativa di 48 ore a parità di salario.
Innovazione tecnologica e collaborazioni
Attorno ad Adriano si riunirono alcune delle menti più brillanti del suo tempo, tra cui Mario Tchou, figura chiave nello sviluppo dell'elettronica e del calcolatore Elea, e Pier Giorgio Perotto, ideatore della Programma 101. Olivetti fu tra i primi a comprendere le potenzialità dell'elettronica, anticipando un cambiamento epocale. Durante la sua guida, l'azienda arrivò a realizzare la Programma 101, presentata poco dopo la sua scomparsa e oggi spesso considerata uno dei primi esempi di personal computer.
Guerra, esilio e pensiero politico
Si trasferì in Svizzera nel febbraio del 1944, dove completò la stesura de "L'ordine politico delle Comunità", un'opera teorica concepita come risposta alla tragedia della Seconda guerra mondiale e interpretata come la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova fase della civiltà.
Ritorno a Ivrea e ricostruzione
Nel maggio 1945 poté finalmente rientrare a Ivrea dove la fabbrica, in seguito alla morte del padre nel 1943, era stata mantenuta da un gruppo di dirigenti coraggiosi, tra cui Giovanni Enriques e Gino Martinoli.
Impegno politico e Movimento Comunità
Diede vita al Movimento Comunità nel 1947, un'iniziativa politica pensata per oltrepassare le tradizionali divisioni tra partiti, puntando su un'organizzazione radicata nel territorio. La sua concezione di "Comunità" rappresentava un ambito in cui economia, cultura e partecipazione democratica a livello locale convivevano in modo armonico.
Sviluppo dell'elettronica ed espansione internazionale
Nel 1959 l'Olivetti arrivò a presentare l'Elea 9003, il primo computer elettronico realizzato in Italia, progettato con tecnologie all'avanguardia. Nello stesso periodo, mentre gli investimenti nel settore elettronico iniziarono a dare risultati tangibili, l'imprenditore siglò l'accordo per acquisire la Underwood, storica impresa statunitense produttrice di macchine per scrivere, che contava quasi 11.000 dipendenti.
Morte e conseguenze
Purtroppo, Adriano Olivetti morì all'improvviso nel 1960, colpito da un infarto mentre si trovava su un treno diretto in Svizzera. La sua scomparsa segnò l'inizio di una fase complessa per l'azienda, che perse quella visione ideale e strategica che l'aveva resa unica. A distanza di 65 anni, Olivetti è ancora ricordato come esempio di "imprenditore illuminato", capace di unire innovazione, senso etico e attenzione alle persone, anticipando temi oggi centrali nel dibattito sul ruolo sociale dell'impresa.
Eredità e memoria
Le esequie si svolsero a Ivrea alcuni giorni dopo, con circa 40.000 persone che accompagnarono in silenzio il corteo funebre, assiepate anche sulle tribune allestite per il Carnevale. Due anni più tardi, per custodire e portare avanti il suo impegno civile e le iniziative comunitarie ispirate al simbolo della campana, familiari e collaboratori più vicini fondarono la Fondazione Adriano Olivetti. L'obiettivo è di preservarne la memoria e l'opera, dando continuità ai suoi ideali attraverso nuove attività e progetti di carattere civile, culturale e sociale.
Riconoscimento UNESCO
Nel 2018 il complesso delle architetture industriali olivettiane di Ivrea ha ottenuto il riconoscimento dell'UNESCO come Patrimonio Mondiale, sancendo il valore universale dell'esperienza olivettiana. Questo riconoscimento riflette lo spirito di quell'idea di Comunità, al tempo stesso concreta e profondamente ispirata, che Adriano Olivetti portò avanti e sviluppò nel corso della sua vita.
Adriano Olivetti offrì una vasta gamma di servizi ai suoi dipendenti. Considerando il periodo storico in cui ha vissuto e durante il quale ha gestito la propria azienda, era davvero inusuale in quanto si dava maggior importanza alla velocità di produzione che al benessere e ai diritti del lavoratore. Questo, infatti, è uno dei principali motivi per cui Adriano Olivetti è considerato come una figura illuminata e contemporanea.
Quindi, quali sono i servizi offerti dalla Olivetti ai propri lavoratori?
Dal 1909 si ha l'istituzione della prima mutua aziendale, della quale potevano usufruire sia gli operai e gli impiegati che la dirigenza, tutti nella stessa misura. Dai primi anni '30, invece, si ha l'istituzione dei Servizi Sanitari di fabbrica, i quali avevano lo scopo di assicurare le adeguate cure mediche a tutti i dipendenti dell'azienda e alle loro famiglie. La sede dei Servizi Sanitari di Ivrea era divisa in varie sezioni, una per ogni specifica attività: un impianto di aerosolterapia, un gabinetto radiologico, una sala per le iniezioni, uno studio dentistico. Inoltre, questi servizi erano gratuiti per la maggior parte dei dipendenti, in quanto il loro scopo era quello di dare una mano ai lavoratori che avevano maggiori difficoltà economiche, motivo per cui i dipendenti di categoria più alta e i dirigenti erano esclusi parzialmente o del tutto da questi benefici.
Nel 1941 viene istituita l'ALO (assistenza lavoratrici Olivetti), la quale assicurava le lavoratrici durante il periodo di gravidanza e di allattamento. In più la gravidanza era seguita da un consultorio prenatale che offriva un'assistenza ad ampio raggio, e le cure sanitarie dei bambini erano fornite da un ambulatorio pediatrico. L'azienda Olivetti fece, inoltre, edificare asili nido e scuole materne la cui quota di iscrizione era incredibilmente bassa. Sempre per i bambini e i ragazzi l'azienda organizzava colonie estive e campeggi, questi servizi per molti anni furono completamente gratuiti. Ovviamente, come per l'asilo e la scuola materna, l'aspetto educativo presente nelle colonie era molto curato.
L’imprenditore fece edificare interi quartieri per i dipendenti, i quali ovviamente davano una mano incredibile ai dipendenti in quanto i prezzi delle abitazioni erano decisamente inferiori a quelli standard di mercato. Dalla morte di Olivetti, però, mentre i vincoli di bilancio diventano sempre più stringenti, le condizioni di vita dei dipendenti migliorano e iniziano a diminuire. Quindi poco alla volta le ragioni che avevano giustificato i rilevanti investimenti dell’azienda per quel che riguardava il problema dell’abitazione dei propri lavoratori iniziarono a sfumare.
In quanto Olivetti teneva molto alla formazione dei propri dipendenti e voleva promuovere la crescita personale e culturale dei propri lavoratori, decise di istituire delle biblioteche per loro. All'interno di queste biblioteche si potevano trovare opere di narrativa, testi di filosofia, sociologia e urbanistica oltre che a manuali specialistici, documenti aziendali e giornali di diverse case giornalistiche. Oltre alle biblioteche Olivetti, per la gestione del tempo libero, offriva ai dipendenti attività sportive, viaggi, cinema, teatro, concerti e mostre; in quanto Olivetti credeva che l'azienda dovesse occuparsi del benessere della persona in tutti i suoi aspetti.
La mensa viene istituita nel 1936; in particolare era pensata per chi veniva da fuori Ivrea e non aveva il tempo di tornare a casa durante la pausa pranzo. Il sistema adottato per la distribuzione dei pasti era il self-service. Per mangiare in mensa i dipendenti dovevano acquistare dei buoni presso uno specifico ufficio. Sempre negli anni ‘30, a causa dell’aumento dei lavoratori, l’Olivetti istituì un sistema di mezzi pubblici per i dipendenti che venivano da lontano, in quanto i trasporti pubblici erano carenti in quel periodo. Questo sistema di trasporti inizialmente consisteva in una serie di autobus che percorrevano una tratta di circa 150km e che collegavano 15 paesi.
L’amministrazione ridusse l’orario di lavoro settimanale da 48 ore a 45. Inoltre, venne introdotto da Olivetti il sabato libero, di conseguenza i dipendenti dell’azienda lavoravano nove ore al giorno solo per cinque giorni, invece che lavorarne otto per sei giorni, avendo come unico giorno libero solo la domenica.
Sapete che, grazie a Olivetti, nel 1969 l'uomo è riuscito a sbarcare sulla Luna? Ebbene sì, ma facciamo un passo indietro.
Gli inizi
Tutto iniziò nel 1949, quando Enrico Fermi parlò con Adriano Olivetti. Da quel dialogo, l'imprenditore capì che il futuro era nelle mani dell'elettronica. Decise quindi di aprire un laboratorio di ricerche elettroniche a New Canaan, in Connecticut, guidato da Dino, suo fratello. In quel laboratorio iniziò a lavorare Mario Tchou.
Nel 1954, l'Università di Pisa contattò Adriano Olivetti per una collaborazione finalizzata alla creazione di un calcolatore elettronico. L'ingegnere chiamò suo fratello Dino, che aveva intenzione di inviare Mario, sia per la sua grande abilità, sia per permettergli di tornare dalla sua famiglia in Italia. Mario era un uomo di grande talento, tanto che anche Guglielmo Negri, un amico di Adriano, lo raccomandò caldamente.
La nascita del laboratorio autonomo a Barbaricina
Già dal primo incontro, Mario e Adriano ebbero una forte intesa. Quest'ultimo mandò Mario a Pisa per guidare il team Olivetti nelle ricerche elettroniche, in collaborazione con l'Università. Tuttavia, visto che c'erano divergenze sugli obiettivi tra Olivetti e l'Università, Adriano decise di creare un laboratorio autonomo a Barbaricina, una periferia di Pisa. Roberto, figlio di Adriano, fu nominato amministratore delegato, mentre Mario assunse la direzione del laboratorio. Da lì, avrebbero continuato le ricerche mantenendo però un costante dialogo con i laboratori dell'Università.
Mario, quindi, ebbe il compito di formare un nuovo team: mantenendo il principio "delle terne" (come lo chiamava Olivetti), per ogni ingegnere assunto, doveva assumerne anche un matematico e un fisico. Ed ecco, il team fu creato.
I primi prototipi e la Programma 101
Non ci volle molto: tre anni dopo, nel 1957, fu pronto il primo prototipo, chiamato "Macchina zero" oppure "Elea 9001" (Elea deriva da Elaboratore Elettronico Aritmetico, termine coniato nel 1959 con l'Elea 9003). Mentre l'Elea 9001 fu trasferito ad Ivrea, l'Elea 9002, uscita l'anno successivo, fu prodotta nei laboratori di Borgolombardo, periferia di Milano. All'Elea 9003 seguirono l'Elea 6001 e l'Elea 4001, per poi arrivare, nel 1965, al primo personal computer, la Programma 101 (P101).
La crisi della Divisione Elettronica
Nel 1965, però, non c'erano più né Adriano né Mario: infatti, il primo mancò nel 1960 a seguito di un infarto su un treno, mentre il secondo venne a mancare l'anno successivo in un incidente stradale, mentre scendeva sul cavalcavia di Biella, diretto a Ivrea.
Nell'ottobre del 1962, tutti i laboratori finirono sotto la direzione della Divisione Elettronica Olivetti (DEO), ma a causa di problemi finanziari, visto che gli apparecchi erano costosi e il mercato italiano non era ancora pronto, nel 1964 intervenne un gruppo di supporto formato da Fiat, Pirelli, IMI, Mediobanca e la Centrale. La nuova direzione cedette subito il 75% alla General Electric, dando vita a Olivetti General Electric (OGE) nel luglio del 1965. Nel 1968, Olivetti cedette il restante 25%, e OGE divenne General Electric Information Systems Italia (GEISI), che a sua volta fu acquisita dalla Honeywell nel 1970, trasformandosi in Honeywell Information Systems Italia (HISI).
Fu un'occasione perduta per l'Italia, soprattutto perché nel 1965 la NASA decise di acquistare diverse P101 per la ricerca aerospaziale: ed è proprio grazie a queste macchine se l'uomo è riuscito ad andare sulla Luna.

Mario Tchou
GiuseppeRao88, Targa Mario Tchou – Ivrea, fotografia, 23 giugno 2024, Wikimedia Commons, licenza pubblico dominio (Italia), URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mario_Tchou.jpg

Console di comando per sistema Olivetti ELEA 9003
Console di comando per sistema Olivetti ELEA 9003, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, da Wikimedia Commons, licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Console_di_comando_per_sistema_Olivetti_ELEA_9003_-_Museo_scienza_tecnologia_Milano_D1230_03_2012.jpg
Olivetti e la costituzione
Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Olivetti rappresenta un esempio concreto dei principi dell'Articolo 4, perché ha trasformato il lavoro in uno strumento di dignità, partecipazione e crescita rifiutando così l'alienazione del modello fordista.
Contribuì non solo allo sviluppo economico, ma anche a quello sociale e culturale della comunità.
Inoltre, promosse numerosi servizi per migliorare la vita dei lavoratori, soprattutto di quelli in difficoltà
Articolo 32
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
L'Olivetti anticipa i principi dell'Articolo 32, poiché già dai primi anni '30 offriva servizi sanitari a tutti i dipendenti, totalmente gratuiti per i lavoratori con difficoltà economiche. I servizi comprendevano visite specifiche seguite da dottori specializzati, in più pure le famiglie dei dipendenti potevano beneficiarne. Le visite erano offerte anche in qualità preventiva ma nessuno dei dipendenti era obbligato ad usufruirne.
Olivetti and the Universal Declaration of Human Rights and Agenda 2030
When we reflect on what Olivetti represented for humanity, several articles of the Universal Declaration of Human Rights come to mind. For example, in the workplace, Olivetti aimed to protect the right to work and eliminate all forms of discrimination. Moreover, he cared about the health of workers and their families—something far from obvious at the time. This is why, when discussing Olivetti, one immediately thinks of Articles 25 and 27 (reported below) of the Universal Declaration of Human Rights. Ultimately, who better than Olivetti can be associated with these articles?
Article 25
- Everyone has the right to a standard of living adequate for the health and well-being of himself and of his family, including food, clothing, housing and medical care and necessary social services, and the right to security in the event of unemployment, sickness, disability, widowhood, old age or other lack of livelihood in circumstances beyond his control.
- Motherhood and childhood are entitled to special care and assistance. All children, whether born in or out of wedlock, shall enjoy the same social protection.
Article 27
- Everyone has the right freely to participate in the cultural life of the community, to enjoy the arts and to share in scientific advancement and its benefits.
- Everyone has the right to the protection of the moral and material interests resulting from any scientific, literary or artistic production of which he is the author.
Moreover, when reflecting on the legacy of Adriano Olivetti, it becomes clear how far ahead of his time his entrepreneurial vision was, and how closely it aligns with today's principles of sustainability. The values that guided his company are strongly reflected in the United Nations 2030 Agenda for Sustainable Development, particularly in Goals 3, 4, and 8.
Goal 8, focused on decent work and economic growth, represents perhaps the most direct link to Olivetti's model. He promoted fair working conditions, adequate wages, and a professional environment based on respect and human dignity. For him, work was not merely production, but a means of individual and collective fulfillment.
At the same time, his attention to people's well-being is closely connected to Goal 3, which aims to ensure good health and well-being for all. Olivetti concretely invested in the quality of life of employees and their families through healthcare services, social spaces, and an organization of work attentive to the balance between private and professional life.
Finally, the central role of culture and education is linked to Goal 4, dedicated to quality education. Olivetti strongly believed in knowledge as a driver of progress, promoting cultural initiatives, company libraries, and opportunities for personal growth for workers.
In this sense, the Olivetti experience remains a concrete example of how business, ethics, and social responsibility can coexist, anticipating the principles that guide contemporary sustainable development.











































