Il Museo del Territorio Biellese è ospitato all’interno del Chiostro della Basilica di San Sebastiano, a Biella. Conserva le collezioni civiche che, a partire dall’Ottocento, si sono progressivamente arricchite grazie al contributo di personalità di spicco come Quintino Sella e Alessandro Roccavilla.
Il museo si sviluppa lungo due percorsi intrecciati: uno dedicato alla sezione archeologica, che spazia dalla paleontologia al Medioevo, e l’altro alla sezione storico-artistica, dal Rinascimento al collezionismo del Novecento.
Una delle sezioni più apprezzate è quella egizia, nata dalla donazione alla città, nel 1908, di numerosi reperti da parte del collezionista privato Corradino Sella. La sala è intitolata all’egittologo biellese Ernesto Schiaparelli, primo direttore del Museo e della Missione Archeologica Italiana in Egitto, ed espone numerosi oggetti, alcuni dei quali concessi in prestito negli anni Cinquanta dal Museo Egizio e provenienti dagli scavi da lui diretti.
Tra questi si distinguono la mummia tolemaica e il magnifico sarcofago dipinto con il corredo di Taaset, proveniente da Assiut, la stele funeraria della sacerdotessa Titeniset e alcuni particolari reperti del villaggio operaio di El-Gebelein, legato alla costruzione delle tombe nella Valle delle Regine.
Nella collezione si possono ammirare statuette, amuleti in pietra e bronzetti raffiguranti divinità del pantheon egizio, come il dio Osiride, la dea gatta Bastet, la dea leonessa Sekhmet, il toro Api e il dio Bes, oltre ad alcuni dei simboli più significativi della religione egizia.
Sono inoltre ben rappresentati gli ushabti, statuine mummiformi che, secondo le credenze funerarie egizie, avrebbero svolto i lavori agricoli nell’Aldilà al posto del defunto.
La raccolta è stata ampliata grazie al deposito temporaneo di oltre trenta oggetti voluto dalla Soprintendenza alle Antichità Egizie, tra i quali spicca il sarcofago antropoide in legno con la mummia di una donna, Shepsettaaset (detta Taaset), probabilmente una sacerdotessa, della quale è possibile osservare anche la radiografia.
La mummia, avvolta in bende di lino rosso, presenta le braccia incrociate sul torace, secondo una consuetudine diffusa nel periodo tolemaico, come confermato dalla recente Tomografia Computerizzata.
L’indagine ha inoltre evidenziato le tracce della rimozione dell’encefalo e di parte degli organi addominali, oltre alla presenza di fratture e dislocazioni a carico delle costole e delle ossa nasali. La donna, morta in giovane età, era di statura medio-bassa e soffriva di una lieve zoppia causata dall’accorciamento dell’arto destro, conseguenza di una frattura scomposta consolidatasi spontaneamente.
Una cassetta lignea dipinta di rosso, decorata con un motivo di puntinature nere su fondo bianco, era destinata a custodire le viscere della defunta, come dimostra il frammento superstite dell’involto in lino ancora conservato.
Tra i reperti si distingue inoltre la stele in calcare di Titeniset, significativo esempio di documento funerario scritto: il testo geroglifico, organizzato in colonne e righe, è accompagnato dalla raffigurazione incisa delle offerte rivolte alla divinità in favore della vita nell’aldilà.
Link ai video delle guide archeologiche:

Chiostro di San Sebastiano

Mummia di Taaset

Il sarcofago della mummia Taaset

Ushabti della collezione donata da Corradino Sella
Fotografie dal sito https://www.museodelterritorio.biella.it/
